Direzione artistica, ideazione, realizzazione del progetto

Un festival di tre giorni che avrà luogo in tre punti della città di Fano, che tratterà la musica in tutte le sue varie sfaccettature:
Musica dal vivo, musica con dj, conferenze e presentazioni di libri ed opere inerenti alla musica, incontri di musicoterapia, incontri con musicisti, scambio di opinioni in occasione di dibattiti, momenti di aggregazione grazie a stand gastronomici e di vendita abbigliamento, dischi, merchandising e memorabilia varie.
Un festival che coinvolgerà il pubblico attivamente dal mattino a notte, una full immersion nella musica, Musica non solo suonata e ballata, ma musica capita, vissuta, proposta, discussa e vista come mezzo di comunicazione tra le persone, vista come confronto, come momento introspettivo e come metodo curativo, musica che non si riduce solamente ad una "one night".
Fano Moonlight Festival è musica come interazione globale, non solo di pochi eletti, ma musica di tutti, è l'attività in musica, è la sperimentazione indistintamente di chi ama la musica, è la ricerca e l'ascolto di nuove sonorità, è il vivere la musica attivamente.
Fano Moonlight festival è anche la conoscenza del territorio: il concetto di festival itinerante in tre luoghi diversi della città di Fano farà scoprire e riscoprire la città nei suoi aspetti storici, grazie alla facoltà di intraprendere itinerari storico culturali proposti nel cammino tra le tre locations degli eventi. (consultare la sezione Itinerari in questo sito)
Cultura, storia, aggregazione giovanile, turismo, conoscenza del territorio, il tutto sotto un'unico comune denominatore: la musica.
Moonlight festival: Un festival al sole, al mare, ma anche al chiaro di luna, parola chiave del concetto, che rimanda alle atmosfere suggestive che la musica
proposta evoca.
Un festival incentrato sulla musica non convenzionale, sulla musica elettronica e sul fenomeno della musica nata negli anni '80.
In questa prima rassegna, il quale desiderio sarebbe quello di diventare un'appuntamento annuale, verranno proposti alcuni artisti di livello internazionale che hanno reso celebre questi generi musicali nel passato e nel presente.
L'idea di questa rassegna nasce ed è proposta dall'Associazione Culturale senza scopo di lucro "Moonlight Fano".

Perchè un Festival New Wave, Electro e Gothic nel territorio

Assolutamente una novità per le Marche e l'Italia tutta, quella di riunire in un unico festival questo prezioso genere musicale dalle mille sfaccettature che abbraccia due generazioni.
Lo scopo e l'ambizione di questa rassegna è un modo interessante e di intrattenimento per proporre al pubblico le origini della musica pop-leggera contemporanea con i suoni elettronici che hanno influenzato ed influenzano tutt'ora il mondo musicale degli ultimi 30 anni.
Mai come ora in Italia, in Europa e nel mondo c'è una grandissima influenza new wave nelle produzioni musicali, nella moda e nelle arti varie.
Un festival musicale a Fano, per mandare avanti la tradizione musicale che da sempre lega Fano alla musica: ha dato i natali a famosissime personalità illustri, quali i compositori Bruno Barilli, Giuseppe e Lucio Agostini.
Una rassegna che in tre giorni racchiude ogni sfaccettatura culturale e sociale di questo fenomeno così importante, che in estate, oltre ad amanti del genere da tutta Italia ed Europa, richiama anche una forma di turismo di matrice culturale, al fine di far conoscere la città di Fano, le sue origini, la sua storia, i suoi monumenti, i suoi palazzi antichi, le sue risorse turistiche, artistiche e culturali, a chi ancora non la conosce.

 

La storia: la musica elettronica e la New Wave

A differenza di tutti gli altri generi musicali contemporanei, la musica elettronica ha avuto una gestazione complessissima, un processo di sviluppo e di trasformazione estremamente lungo e difficoltoso che getta le sue basi precisamente a metà del ‘900, con il crollo dei sistemi concettuali classici e il distacco dal tradizionalismo musicale mitteleuropeo per poi proseguire attraverso vorticose evoluzioni interne fino ai giorni nostri.
Paradossalmente si può dire che quella elettronica, nonostante la sua essenza tecnologica e la sua estetica futurista, è la musica attuale più antica e remota di tutte, nonchè l’unica, anche se pare azzardato dirlo, realmente legata agli ultimi bagliori della musica classica d’inizio secolo.
Affermare che la musica elettronica è stata la corrente che per prima ha segnato un brusco sradicamento dalle concezioni tradizionaliste della mitteleuropa è per questo necessario per comprendere al meglio l’importanza che tale movimento ha avuto per la musica degli anni a venire.
L’elettronica mette infatti in ginocchio secoli di innovazioni e ricerche strutturali, cancella, e lo fa tramite la sua estetica distruttiva, tutti i sistemi musicali preesistenti e i canoni compositivi ad essi associati, ovvero dei modi, delle tonalità, delle scale e di quelle armonie faticosamente costruite nel corso dei secoli.
Più semplicemente, la musica elettronica annichilisce il passato e, qualche volta con leggeri residui di autocompiacimento, ricrea una realtà completamente nuova che getta cenere su un intero millennio di sudate innovazioni strutturali: La musica non viene più scritta e annotata sul pentagramma in quanto tutto è registrato su nastro magnetico, i più classici strumenti musicali spariscono per lasciare spazio a valvole elettroniche e generatori d’onde, annientando così tutta quella serie di tradizioni e conservatorismi su cui la cultura europea si è da sempre cullata e ampliando vertiginosamente la frammentazione culturale di un intero continente.
Parlare della musica elettronica dei giorni nostri è per questo riduttivo se non si volge indietro lo sguardo ai personaggi e agli esperimenti che, per primi, l’hanno fatta sviluppare e progredire tecnicamente: Da una parte vi è lo studio radiofonico di una Parigi febbrile e insaziabilmente avanguardista, dall’altra una Germania ancora scossa dalla Guerra Mondiale ma caricata dal profondo bisogno di una cultura nuova che, per intima e violenta necessità, doveva rappresentare un assoluto distacco dall’ormai incenerita tradizione d’inizio secolo.
Da questi due presupposti la musica elettronica cominciò a prender piede sviluppandosi, anno dopo anno, in sperimentazioni sonore sempre più profonde e che inevitabilmente si pongono come imprescindibili antenati del suono elettronico moderno.
Dopo gli anni 60 la musica elettronica non conobbe più interpreti speciali e degni di essere considerati come un capitolo a parte: Con l’improvvisa esplosione delle nuove tecniche compositive, con la conversione dei suoni tradizionali in suoni campionati e con l’irrefrenabile corsa verso il futuro di una tecnologia in piena espansione, il mondo elettroacustico subì una serie di profondissimi e radicali cambiamenti.
La scelta della materia utilizzabile, gli spesso estenuanti esperimenti tecnici per modellare i suoni e i tentativi di fondere le più disparate istanze musicali scomparvero gradualmente, svuotando il compositore dei più febbrili stimoli di una ricerca avanguardista che prima d’allora si poneva in maniera diretta e quasi viscerale con i mezzi e gli strumenti a disposizione, ma donandogli d’altra parte dei veri e propri cataloghi sonori attraverso i quali ogni musicista poteva comporre senza più ricorrere a registratori o a generatori d’onda manuali.
In questa sorta di “superamento del superamento”, la musica elettronica conobbe la sua definitiva espansione anche nei riguardi della musica globale, soprattutto grazie alle intuizioni che i Kraftwerk formularono genialmente agli inizi degli anni ’70, allontanando il genere da quella spesso forzata dimensione di intellettualismo colto e diradando la sua portata espressiva alla musica nella sua assolutezza.
Fu negli anni 80 che, dallo sperimentalismo elettronico tedesco nacque la musica new wave.
La musica New Wave, o semplicemente New Wave, non è solo un movimento musicale, ma è un movimento culturale, artistico e musicale che nacque tra la fine degli anni settanta e i primi anni anni ottanta del XX secolo quale evoluzione del movimento punk, ma anche dello sperimentalismo elettronico tedesco (Krautrock e Kosmische Musik) e dell'art-rock.
Non è semplice dare una definizione esatta del movimento New Wave: Si può addirittura affermare che il termine sia stato utilizzato, a cavallo degli anni ottanta, per indicare qualunque stile artistico non fosse etichettabile in qualche altro modo. In campo musicale, quindi, non stupisce l'estrema varietà degli stili degli artisti catalogati come New Wave, che avevano formazione ed influenze musicali estremamente eterogenee.
 

La storia: la New Wave in Italia

Fin dai primissimi anni '80 si formarono numerose band nelle maggiori città italiane, Firenze e Bologna conoscono le prime sperimentazioni e produzioni indipendenti, alcune radio locali sostengono e mandano in onda brani ancora sconosciuti.
Firenze, con sicuramente la band più significativa della wave Italiana, diventata oggi band di culto: i Neon, godrà di una produzione piuttosto ricca e sarà anche la più fortunata con gruppi come Pankow ed altri.
Bologna, ma sarebbe più corretto dire l'Emilia, fatica ad interpretare lo spirito new wave e le produzioni locali risentono di un forte attaccamento al Punk.
Comunque in Italia la musica New Wave ascoltata nei Club (QBo a Bologna, Tenax a Firenze, Slego a Rimini, Aleph a Gabicce, Rolling Stone e Plastic a Milano, Hiroshima e Tuxedo a Torino, Psyco a Genova, Graffio a Modena ecc..) è rigorosamente Inglese. Bauhuaus, Joy Division, The Cure, The Smiths, Soft Cell, Depeche Mode e tantissime altre band ispirano le poche band Italiane.
Si può giungere ad affermare che la new wave è il primo fenomeno post moderno del rock, è un rapido ed esuberante rinascimento che sfrutta gli istinti creativi della nuova generazione, la sua sete di conoscenza e rielaborazione del passato, la curiosa, vivace disponibilità a confrontarsi con i nuovi mezzi che la tecnologia offre, spesso colmando con entusiasmo gli handicap di conoscenza tecnica.
Se si vuole un segno di quanto sia stata ricca ed originale la produzione new wave, si pensi al grande numero di dischi d'esordio dai contenuti sorprendenti, nel senso proprio letterale di opere, in grado di suscitare stupore e curiosità.