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Fano Romana
Arco di Augusto: La visita alla Fano Romana non può che iniziare
dall'Arco d'Augusto.
Da sempre simbolo della città di Fano, fu in epoca romana la
principale porta d'accesso alla Colonia Julia Fanestris, dedotta
dall'Imperatore Augusto sul sito di un abitato sviluppatosi attorno al
repubblicano Fanum Fortunae (tempio dedicato alla Dea Fortuna).
Costruito sul punto in cui la Via Flaminia si innesta nel Decumano
Massimo della città, il monumento si data, tramite l'iscrizione del
fregio, al 9 d.C.
Realizzata esternamente in blocchi squadrati di pietra d'Istria, la
Porta si articola in due fornici laterali minori e un fornice centrale
maggiore: la chiave di volta di quest'ultimo è decorata con una
rappresentazione di animale oggi non più riconoscibile.
Le pietre provenienti dall'attico, demolito dal Duca di Urbino
Federico da Montefeltro nel 1463, furono reimpiegate nella costruzione
della adiacente chiesa di San Michele.
Mura Augustee: Proseguendo il nostro cammino verso nord incontriamo le
Mura Augustee.
Volute dall'Imperatore Augusto nel grandioso progetto di
monumentalizzazione della città e completate nel 9. d.C., le mura si
conservano ancora oggi per circa i due terzi del circuito originario.
La cortina muraria, sottratta alla demolizione negli anni Venti di
questo secolo, è realizzata in conci di pietra arenaria disposti a
filari orizzontali (opus vittatum) con un riempimento interno di
malta e scaglie di lavorazione ed è intervallata a spazi regolari da
torri cilindriche.
Oltre alla ben nota Porta d'Augusto, nelle mura si inserisce una
deliziosa porta secondaria: la "Porta della Mandria".
Area archeologica di S. Agostino: Di grande suggestione sono le
imponenti strutture murarie rinvenute sotto la Chiesa e il Convento di
S.Agostino che hanno stimolato per secoli la fantasia e suscitato
l'interesse di studiosi ed appassionati.
Identificati alternativamente con la Basilica progettata
dall'architetto Vitruvio e descritta nel "De Architettura" o con quel
Fanum Fortunae che diede il nome alla città, i resti si articolano
in un lungo muro a blocchetti di pietra intervallato da pilastri e
finestre, piccole arcate disposte a ventaglio, una parete con abside,
colonne e canalette di scolo.
Museo Civico sezione archeologica: Allestita nei primi anni del nostro
secolo in alcuni ambienti del Palazzo Malatestiano, la Sezione
Archeologica del Museo Civico ospita reperti di varie epoche rinvenuti a
Fano e nel suo territorio già nei secoli passati.
Sotto il Portico quattrocentesco della Corte Malatestiana, oltre alla
raccolta epigrafica, sono soprattutto degni di nota la grande statua
mutila raffigurante l'imperatore Claudio, una statua acefala di togato e
un bel frammento di statua loricata a calzata di coturno. Qui è stato
anche ricomposto il cosiddetto mosaico della pantera (databile alla metà
del II sec. d.C.).
Negli ambienti interni del piano terra sono custodite vetrine con
reperti preistorici, piceni e greci. Altre vetrine accolgono reperti di
epoca romana (ampolle, lacrimatoi, una collezione di lucerne, frammenti
di vetri, terrecotte votive, idoletti, spille, anelli ed altro ancora)
di varia e non sempre documentata provenienza.
Particolarmente degni di nota il famoso cippo graccano che testimonia
l'avvenuta applicazione della lex sempronia (133 a.C.) anche nel
territorio fanese, una statuetta di giovinetto con toga praetexta, bulla
e calzari, alcune teste in pietra e in marmo, fra le quali una splendida
testa muliebre con pettinatura all'Ottavia (fine sec. I a.C.), frammenti
architettonici e scultorei vari, anfore, tessere di pavimenti in cotto e
l'emblema centrale del cosiddetto mosaico del Nettuno con l'immagine del
dio ritto su quadriga tirata da ippocampi (fine II e primi III sec.
d.C.).
Fano Medioevale - Malatestiana
Porta Maggiore e Bastione dei Nuti: Realizzata ai tempi dell'ampliamento
della città nel 1227, Porta Maggiore sostenne nel tempo numerosi
interventi di rifacimento: subito l'assalto delle truppe guidate dal
duca Federico da Montefeltro nel 1463, nella seconda metà del XV secolo
la Porta venne interamente ristrutturata dietro progetto dell'architetto
Matteo Nuti.
Attualmente, dopo gli interventi del primo Novecento, il monumentale
ingresso si presenta con due accessi (carraio e pedonale), i tagli per i
bolzoni e la merlatura. L'interno è a cielo aperto ma si vedono le
tracce di una camera di manovra superiore e nei lati verso la muraglia
le cannoniere per il fiancheggiamento.
Tagliato in epoca fascista per consentire un ingresso monumentale alla
città, il Bastione del Nuti (così detto dal nome
dell'architetto), basso, con una forte scarpata e un terrapieno
all'interno, costituiva il nucleo difensivo che affiancava la Porta.
Nell'angolo occidentale un torrione poligonale di rinforzo dello
spigolo si raccordava con le antiche mura romane.
Lo spazio interno di quest'opera difensiva venne adibito sin dagli
anni Trenta del Novecento a pubblici giardini.
Duomo: Ubicata lungo Via Arco d'Augusto, la Chiesa cattedrale dedicata
all'Assunta, ricostruita nel 1140 dopo che un incendio aveva distrutto
la precedente costruzione, ha una facciata tipicamente romanica
tripartita a struttura mista di laterizi e arenaria arricchita da un
portale strombato.
Il campanile sul lato sinistro fu costruito in luogo dell'originale
torre campanaria cilindrica.
Nell'interno, a tre navate con l'aggiunta di cappelle laterali
realizzate a partire dal XIV secolo, sono degni di menzione: un pulpito
realizzato con sculture appartenute all'antica Chiesa, tra cui rilievi
romanici rappresentanti episodi dell'infanzia di Cristo, e la
seicentesca Cappella Nolfi a cui collaborò l'architetto Girolamo
Rainaldi a che fu affrescata con "Le Storie della Vergine" da Domenico
Zampieri detto il Domenichino tra 1618 e 1619.
Nella Cappella dei Santi Protettori e sull'Altare Maggiore si possono
rispettivamente ammirare due tele: "La Vergine con i Santi Orso ed
Eusebio" di Ludovico Carracci e "La Vergine Assunta" di Sebastiano
Ceccarini.
Palazzo del Podestà: Situato sul lato settentrionale di Piazza XX
Settembre, l'edificio noto anche come Palazzo della Ragione, fu
costruito nel 1299 quando il difficile periodo delle competizioni delle
famiglie locali esigeva la presenza di un Podestà.
Mutato sia nell'aspetto esteriore che nell'uso dei locali interni nel
corso dei secoli, il Palazzo si presenta con un portico di pietra viva
di cinque arcate a pieno sesto. Al di sopra la facciata in laterizi à
interrotta da quattro grandi quadrifore.
Al centro dell'edificio è riprodotto in tre nicchie il trittico dei
Protettori della città: San Paterniano al centro, San Fortunato e
S. Eusebio ai lati.
All'interno del maestoso edificio si trova oggi il neoclassico
Teatro della Fortuna, edificato tra 1845 e 1863 da Luigi Poletti in
sostituzione di quello seicentesco del fanese Giacomo Torelli.
Tombe dei Malatesta: Spostate nel Seicento dall'interno della chiesa di
San Francesco, prescelta dai Malatesta per ospitare le proprie
sepolture, le Tombe occupano oggi il sottoportico della chiesa stessa.
Un autentico capolavoro di scultura tardogotica, opera dello scultore
veneziano Filippo di Domenico, è la monumentale Tomba di Paola Bianca,
prima moglie di Pandolfo III Malatesta, situata a sinistra del Portale.
Un ricchissimo apparato scultoreo fa da corona alla bella immagine della
defunta, stesa sul coperchio del sarcofago.
Nel 1460 Sigismondo Pandolfo fece erigere, su disegno attribuito a
Leon Battista Alberti, la tomba rinascimentale destinata ad ospitare la
salma del padre Pandolfo III. Posizionata a destra del Portale,
su di un alto basamento di pietra arenaria, l'arca di granito rosa e
nero ha restituito nel 1995 il corpo mummificato di Pandolfo.
Sul lato minore della Loggia malatestiana, sostenuto da tre mensole, è
il più modesto sarcofago di Bonetto da Castelfranco, fedele
medico di Sigismondo. La tomba si data alla prima metà del XV secolo.
Palazzo Malatestiano: Attraverso il monumentale Arco Borgia-Cybo, dal
Palazzo del Podestà si passa all'androne che conduce alla Corte
Malatestiana.
La parte più antica della residenza, quella sul lato sud-occidentale,
nacque dopo il 1357 quando Galeotto Malatesta divenne Signore di Fano.
Su questo lato si trovano oggi gli uffici della Cassa di Risparmio di
Fano.
Il vero e proprio Palazzo Malatestiano, cioè il corpo di fabbrica sul
lato nord-orientale, fu fatto erigere da Pandolfo III Malatesta tra il
1413 e il 1421. Ampiamente restaurato nel 1929, conserva ancora le
bellissime bifore gotiche in cotto lavorato presenti sia sul fronte che
si affaccia sulla Corte che su quello posteriore. Lo scalone e la Loggia
furono ricostruiti nel 1544.
Nei locali interni trovano oggi sede il Museo e la Pinacoteca civica.
Rocca Malatestiana: Situata nell'angolo nord-orientale della città
fortificata, la Rocca venne progettata dall'architetto Matteo Nuti per
volere di Sigismondo I Malatesta. I lavori ebbero inizio presumibilmente
nel 1438.
All'interno del complesso, a pianta quadrangolare con muri a scarpa
protetti da un fossato, vi erano ulteriori strutture difensive: la
Rocchetta e il Mastio, minati e distrutti nel 1944. Gallerie e passaggi
segreti nel sottosuolo mettevano in comunicazione la rocca con
l'esterno.
Entrando si possono vedere oggi un vasto cortile a prato, le celle e
la cappellina nel basso fabbricato orientale e un ambiente oggi adibito
a sala espositiva a cui si accede tramite la caratteristica rampa a
mattoni.
Fano Rinascimentale
Chiesa e loggia di San
Michele: La costruzione della chiesa
(oggi sconsacrata) fu iniziata nel 1494 e portata a termine in un
decennio circa ad opera di maestranze di origine comacina. Lo stupendo
portale a candeliere, scolpito da Bernardino di Pietro da Corona, è però
un poco più tardo, essendo stato realizzato nel biennio 1511-1512. I due
medaglioni dell'estradosso raffigurano l'Imperatore Massimiliano I
d'Asburgo e Papa Giulio II: programmatica stretta di mano fra potere
temporale e potere spirituale sotto le bilance della Divina Giustizia,
protette dalla spada dell'Arcangelo Michele e benedette dalla destra di
Dio Padre, fra la Vergine Maria in devoto raccoglimento e l'Arcangelo
Gabriele annunziante. Va segnalato che il blocco di pietra in cui
risulta scolpita l'immagine di San Michele presenta sul fianco sinistro
non visibile un'iscrizione romana dedicata al procuratore Sextus
Truttedius Clemens: ciò che ne denuncia la provenienza da un antico
monumento romano, non diversamente dalla ricordata scritta AVGVSTO che
campeggia a fianco del portale. Sul lato opposto è invece la
riproduzione ad altorilievo, pure già ricordata, della porta augustea:
testimonianza oltremodo significativa del culto umanistico per la
romanità, voluta dalla Congregazione di San Michele. Va precisato che,
come si presenta oggi, la facciata della chiesa è il frutto di una
ricomposizione in arretramento realizzata nel 1936-37. Prima di questa
data, infatti, il fabbricato si spingeva in avanti fino ad occultare
metà del fornice minore di destra della porta augustea. Anteriore di un
ventennio circa alla costruzione della chiesa è quella dell'edificio
della Schola o Congregazione di San Michele, eretto per ospitare il
conservatorio degli esposti, iniziato nel 1469 e ultimato intorno al
1490. Per la bella loggia rinascimentale che, al di là dell'arco, ne
caratterizza l'ingresso è documentato che nel 1475 fu richiesta e
concessa l'autorizzazione ad utilizzare le pietre dell'attico romano
abbattuto durante l'assedio del 1463; ma le attuali colonne in pietra
che sostengono le arcate del piano inferiore sembra siano il frutto di
un più tardo rifacimento, opera dello scalpellino Giovanni Bosso che nel
1543 provvide anche a fornire le otto colonne di ordine jonico del
piccolo chiostrino interno. Della costruzione originaria potrebbero
avere invece fatto parte le colonnette poligonali della loggetta del
piano superiore, poste a sostegno della caratteristica copertura
architravata a mensole di legno alla maniera toscana e veneta. Le
analoghe colonnette del chiostrino interno sono invece un'imitazione
moderna, essendo state messe in opera dall'architetto Alberto Calza Bini
quando nel 1925-26 ebbe l'incarico di ripristinare l'antico edificio:
ciò che fece con fine sensbilità, ma anche con estrema libertà dovendone
ricavare la sede dell'ex Congregazione di Carità. Oggi è allo studio un
nuovo recupero del fabbricato (chiesa compresa) per farne la sede
dell'antiquarium comunale e di altre raccolte museali cittadine e per
restituire l'ormai tradizionale funzione di ambiente destinato alle
attività culturali alla bella Sala San Michele che era stata rinnovata
nel sec. XVIII.
Palazzo Martinozzi: Lo fece erigere dalla fondamenta il nobile Francesco
Martinozzi a partire dal 1564, anno in cui gli fu concessa
l'autorizzazione ad abbattere l'antica chiesa di San Maurizio per
utilizzarne l'area. Della chiesa abbattuta restano tuttora tracce
evidenti sulla parete esterna che delimita lungo via Arco d'Augusto il
fianco settentrionale del palazzo. Qui infatti la costruzione non
risulta essere stata eretta ex novo, ma utilizzando parte delle murature
preesistenti, tamponandone le aperture (fra queste una monofora
tribolata e una stretta apertura ad arco acuto simile alla cosiddetta
"porta del morto") e conservando incastonata un'interessante croce
romanica in pietra. Più avanti, a delimitare lo spigolo posteriore di
nordest, sopravvive la zona inferiore (quella superiore è solo un
rifacimento moderno) di un'antica casa-torre medioevale. Una pura e
semplice ipotesi che non trova alcun riscontro nei documenti è
l'attribuzione del disegno della bella facciata a Jacopo Sansovino:
facciata che solo nel 1937 ha potuto emergere in tutta la sua severa
monumentalità in seguito all'apertura del piazzale degli Avveduti. Ai
lati stanno le robuste fasce verticali dei due spigoli a bugnato,
raccordate a metà dalla ben evidenziata fascia marcapiano,
orizzontalmente tesa a suddividere la zona inferiore da quella
superiore, conclusa questa dal raffinato cornicione a mensole binate. Al
centro della zona inferiore domina il bel portale, caratterizzato dal
motivo squisitamente rinascimentale dell'incorniciatura a punte di
diamante e dalle strette paraste scanalate. Il tutto in pietra arenaria,
come le altre parti ornamentali simmetricamente distribuite: dalle
incorniciature delle nove grandi finestre con timpani triangolari e
arcuati, ai cinque caratteristici finestrotti ad apertura ottogona del
sottotetto. Attraverso il nudo androne voltato a botte si accede al
portico che caratterizza il lato d'ingresso del raccolto cortile con due
pilastri cruciformi che fanno da sostegno alle arcate delle tre campate
a crociera. Tutto il resto risulta purtroppo rifatto in seguito ai danni
recati al fabbricato dai bombardamenti del 1944. Degli ambienti interni
solo parte di quelli della zona anteriore conservano le originarie volte
a padiglione o a crociera e bei portaletti in pietra. Ben conservati
sono invece i locali sotterranei (da poco recuperati per attività
culturali), caratterizzati da robuste volte a mattoni e con accesso
separato da via Arco d'Augusto. L'iscrizione posta sulla facciata
ricorda che della nobile famiglia Martinozzi fece parte quella Laura
(figlia del conte Girolamo e di Margherita Mazzarino sorella del celebre
cardinale) che, andata sposa al duca Alfonso d 'Este nel 1655, diede i
natali a Beatrice, consorte di Giacomo II Stuart re d'Inghilterra.
Bastione Sangallo: Raggiungendo la strada che percorre l'antico
camminamento delle antiche mura malatestiane e, deviando sulla destra,
si raggiunge il piazzale della scomparsa Porta Marina. Poco più avanti
ha inizio il tratto scarpato delle mura pontifice che, affiancando il
tracciato in discesa di Via Cavallotti, va ad allacciarsi al poderoso
Bastione del Sangallo, il grande baluardo angolare, cosi denominato
perché progettato nel 1532 da Antonio da Sangallo per proteggere la
costa e la città dai temuti sbarchi dei corsari saraceni e portato a
termine da Luca da Sangallo nel 1552. Un grande stemma pontificio posto
al sommo dello sperone reca l'arma di Papa Giulio III, mentre la scritta
ricorda l'anno giubilare 1550.
Chiesa e chiostro di San Paterniano: Il complesso conventuale,
attribuito senza fondamenti a Jacopo Sansovino, venne eretto a metà del
XVI secolo. Dedicata al Patrono della città, la Chiesa fu consacrata nel
1558. L'esterno, mai ultimato, è arricchito dal Portale di derivazione
michelangiolesca dello scalpellino veneziano Jacopo Bambagiani.
Nell'interno a tre navate si possono ammirare dipinti di Alessandro
Tiarini, Carlo Bonone, Giambattista Ragazzini, Claudio Ridolfi, il
Cavalier d'Arpino, Gian Giacomo Pandolfi e Bartolomeo Giangolini. La
Cappella sulla destra del presbiterio, dove si custodiscono le ossa del
Santo e l'antico sarcofago tardo-romano in cui sono state racchiuse per
secoli, è affrescata da Antonio Viviani; nella cupoletta
dell'anticappella un ulteriore affresco di Sebastiano Ceccarini.
Giovanni Battista Ragazzini eseguì nel 1556 l'affresco della cupola e
del catino absidale. È addossato al lato sinistro della Chiesa un
Chiostro con ventiquattro colonne corinzie eseguite dal milanese
Giovanni Bosso. Il puteale al centro è opera del veneziano Jacopo
Bambagiani.
Chiesa di Santa Maria Nuova: Acquisita nel 1519 dai Frati Minori
Osservanti che vi si trasferirono dall'antico convento extraurbano di
San Lazzaro, la vecchia Chiesa di S.Salvatore venne riconsacrata nel
1557 e intitolata a S. Maria Nuova. Il Portale a Candeliere, proveniente
dal vecchio edificio, è opera di Bernardino di Pietro da Carona. Il
Portico a tre arcate fu probabilmente realizzato dallo scalpellino
Giovanni Bosso. Nell'interno ad una navata unica di stile tardobarocco,
si conservano pregevoli dipinti: la "Visitazione" di Giovanni Santi, la
"Annunciazione" e la "Madonna con Bambino e Santi" di Pietro Perugino.
La predella con le "Storie della Vergine" di quest'ultima pala è
attribuita da alcuni studiosi al giovane Raffaello Sanzio.
Si può inoltre ammirare il pregevole coro ligneo intarsiato e
intagliato realizzato alla fine del XV secolo.
Fano
Barocca
Cappella Nolfi: La fastosa Cappella Nolfi fu così denominata dai patrizi
fanesi Guido e Cesare Nolfi, che dopo il 1604 la fecero interamente
trasformare con la collaborazione di artisti vari , compreso
l'architetto Girolamo Rainaldi, che diede il disegno per la ricca
decorazione plastica della volta e delle pareti laterali (realizzate
dallo stuccatore Pietro Solari) nei cui riquadri Domenico Zampieri (il
Domenichino) affrescò tra il 1618 e 1619 i sedici bellissimi episodi
della Vita della Vergine. Dell'Anconetano Andrea Lilli è invece la
grande tela raffigurante Il paradiso e l'Assunta (intorno al 1606) posta
sulla parete dell'altare, mentre dello sculture Francesco Caporale sono
i busti dei due Nolfi collocati(dopo il 1612) sui rispettivi munumenti
funebri. Altra importante opera pittorica è la bella tela con la Vergine
in Gloria e i Santi vescovi comprotettori Orso ed Eusebio di Ludovico
Carracci (1613), posta sull'altare della cappella a destra del
prebisterio e affiancata dalle immagini di S. Antonio Abate e San
Francesco del fanesse Bartolomeo Giangiolini che del Carracci fu
allievo.
Fontana della Fortuna: Piazza XX settembre é l'antica platea magna del
basso medioevo su cui si affaccia imponente il trecentesco Palazzo del
Podestà (ora nel mutato ruolo di facciata del
Teatro della Fortuna) con la ricostruita Torre Civica. Le sue
funzioni sono sempre state quelle di spazio destinato alle cerimonie
civili e al mercato: ciò di cui sono testimonianza i numerosi esercizi
commerciali che sostituiscono oggi le botteghe degli antichi merciai.
Sul lato occidentale, quello che fiancheggia il corso Matteotti, sta la
Fontana della Fortuna dall'ampio caratteristico bacino mistilineo a
marmi colorati, interamente rinnovato (coppa centrale e leoni compresi)
nel 1697-99 dal veneziano Ludovico Torresini. La graziosa statuetta
bronzea della Dea Fortuna è una copia fedele dell'originale (oggi presso
il Museo Civico) modellato e fuso nel 1593 dall'urbinate Donnino Ambrosi
per abbellire il primitivo bacino ottagonale della vecchia fontana
realizzata nel 1576. È considerata simbolo civico e richiama nella sua
manieristica eleganza modelli scultorei giambologneschi.
Palazzo Montevecchio: Per dimensioni e imponenza è il maggiore dei
palazzi patrizi fanesi, appartenuto fino alla prima metà del nostro
secolo alla famiglia dei conti di Montevecchio che ne avevano curato
l'erezione a partire dal 1740. Rimasto incompiuto lungo il fianco
orientale, oggi discutibilmente integrato, il suo disegno è stato
attribuito senza prova alcuna a Luigi Vanvitelli. In fase di
realizzazione è invece documentata la partecipazione del bolognese
Alfonso Torreggiani come quella del marchigiano Arcangelo Vici: ciò che
risulta stilisticamente evidente anche dal prevalere di una forte
componente scenografica, quasi trasposizione in pietra di fantasie
bibienesche. Al Torreggiani è da attribuirsi soprattutto la soluzione
della parte centrale della facciata con il grande portale barocco in
pietra, fiancheggiato dalle robuste colonne tuscaniche che, obliquamente
disposte, reggono la bella balaustra arcuata del balcone a cui si
raccorda il motivo ascendente che dal finestrone mediano raggiunge le
mensole del raffinato balconcino al centro del piano superiore. Degno di
nota è anche il grande atrio a colonne, aperto sullo sfondo monumentale
della fontana parietale con statua di Nettuno, incombente all'interno
dell'elegante vano ellittico che integra e conclude l'area del severo
cortile centrale. L'ambiente più spettacolare resta peraltro il grande
scalone con quel suo ascendere scenografico a larghi gradini, tutto
scorci e prospettive, nicchie, colonne e pilastri nella prima parte;
aperto e disteso nel luminoso vano a volta della seconda parte,
arricchita dalla schiera ascendente delle otto statue marmoree che
pausano e impreziosiscono l'elegante balaustra a pilastrini. In altri
tempi un capace salone con balconata perimetrale accoglieva gli ospiti
intimiditi e affascinati, facendo da anticamera alle varie sale e
salotti del pianonobile. Suddiviso in più stanze per ospitare l'Ufficio
Distrettuale delle Imposte, tale salone è oggi del tutto
irriconoscibile; né in condizioni migliori sono le altre stanze
affacciate verso il giardinetto di Piazzale Leopardi. Meglio conservato
è invece l'appartamento del lato occidentale che presenta alcune sale
con volte dipinte a grottesche.
Chiesa di San Pietro in Valle: Iniziata nel 1610 dal napoletano Giovanni
Battista Cavagna e inaugurata nel 1616, la Chiesa di San Pietro in Valle
è oggi uno degli edifici barocchi più belli della nostra regione.
Ubicato lungo via G.Nolfi, mostra una facciata estremamente semplice
realizzata in laterizi. L'interno, ad un'unica navata con cappelle
laterali e cupola, si caratterizza invece per una ricca decorazione
plastica e pittorica: Nel 1619 venne realizzata da Pietro Solari la
decorazione in stucco e tra 1618 e 1620 vennero eseguiti gli affreschi
da Antonio Viviani da Urbino. La fastosa decorazione della cupola, che
si data agli anni 1699-1700, è opera dal bolognese Lauro Buonaguardia.
Una ricca collezione di tele, oggi conservate presso la Pinacoteca
Civica, impreziosiva l'intero complesso: sono dipinti di Antonio
Viviani, Guido Reni, Alessandro Vitali, Giovan Giacomo Pandolfi, Simone
Cantarini, Matteo Loves, Luigi Garzi, Lorenzo Garbieri, Giovanni
Francesco Guerrieri, Sebastiano Ceccarini e Carlo Magini.
Musei e
Pinacoteche
Museo Civico: Il sottoportico e alcuni ambienti del piano terra del
palazzo Malatestiano, che ospita il Museo Civico, sono occupati dalla
sezione archeologica.
Salendo la rampa che conduce allo scalone, si raggiungono per primi
gli ambienti del mezzanino sulle cui pareti è un'interessante raccolta
di dipinti moderni (secoli XIX e XX). A metà della scala domina sul
fondo il bel portale a paraste scanalate che fu già della demolita
chiesetta di S. Maria dei Piattelletti (1480).
Sulla destra è l'accesso ad un ambiente che ha al centro l 'originale
bronzeo della statua della Fortuna realizzata dall'urbinate Donnini
Ambrosi nel 1593 per la fontana di piazza.
Alle pareti sono esposti dodici pregevoli quadretti ad olio ed una
bella serie di incisioni che documentano l'attività del grande
scenografo e scenotecnico fanese Giacomo Torelli (1604-1678) per i
teatri veneziani e parigini.
Addossati alle pareti sono anche numerosi monetieri in cui figura
esposta la parte più significativa della collezione numismatica che
riunisce monete romane medioevali e moderne, comprese quelle della zecca
fanese (secoli XV-XVIII), la serie delle stupende medaglie malatestiane
realizzate da Matteo de Pasti (1446) e quelle di Paolo Sanquirico a
ricordo dello scavo del porto Borghese (1613).
Pinacoteca Civica: Allestita nel 1898 nell'ala nord-orientale del
Palazzo malatestiano, conserva numerosi dipinti variamente datati dal
XIV al XX secolo.
Nella "Sala del Caminetto" si possono ammirare dipinti del XIV e XV
secolo, tra cui meritano menzione il Polittico con "Madonna e Santi"
attribuito al pittore veneziano Michele Giambono e la tela di Giovanni
Santi con "Madonna e Bambino in trono e Santi".
Nella "Sala Grande" sono esposti i dipinti realizzati nel XVI e XVII
secolo provenienti per lo più da edifici religiosi. Si distinguono
"L'Angelo Custode" del Guercino, "San Nicola di Bari in Gloria" di
Mattia Preti detto il Cavalier Calabrese e i pregevoli dipinti
provenienti dalla Chiesa barocca di San Pietro in Valle: tra questi una
splendida "Annunciazione" di Guido Reni, "San Pietro che resuscita
Tabita" di Matteo Loves e "San Pietro che guarisce lo storpio" di Simone
Cantarini.
La "Sala Morganti" accoglie dipinti del XVIII secolo, tra cui quelli
del pittore fanese Sebastiano Ceccarini, mentre nell'ultima sala si
custodisce una collezione di ceramiche realizzate tra XV e XIX secolo.
Biblioteca Federiciana: È così denominata dal suo fondatore, l'abate
Domenico Federici (1633-1720), che dopo un'intensa vita di diplomatico
al servizio della corte di Vienna, di panegirista, poeta cesareo e
bibliofilo, la costituì presso la sede fanese della congregazione dei
Filippini: congregazione di cui entrò a far parte nel 1681 e alla quale
lasciò la sua raccolta libraria con l'obbligo, dopo la sua morte, di
tenerla aperta al pubblico per almeno un'ora al giorno.
L'edificio, in parte ricostruito e interamente ristrutturato, è stato
quindi in passato la residenza dei suddetti Filippini, allontanati dopo
l'unificazione italiana, quando la biblioteca fu ceduta al Comune che ha
continuato a tenerla aperta al pubblico, incentivandone le raccolte e
facendone una delle più importanti della regione.
Salendo l'elegante scala ottocentesta, si raggiunge al piano superiore
l'originaria Sala dei Globi, fatta sistemare dal Federici nel 1678-80 e
così denominata per la presenza di una coppia di globi (quello
"terreste" e quello "celeste"), realizzati nel 1688 dal celebre
cosmografo veneziano P. Vincenzo Coronelli. Alle pareti della sala sono
tuttora addossate le belle scaffalature in noce, appositamente eseguite
dal noto intagliatore bolognese Francesco Grimaldi: scaffalature che
ancora custodiscono i volumi appartenuti all'abate Federici, tutti con
pregevoli legature alla francese.
Nella sala è oggi custodita anche una preziosa carta da navigare,
disegnata dal celebre cartografo genovese Visconte Maggiolo nel 1504:
carta che raffigura tutte le terre fino ad allora conosciute ed
esplorate (dalle Antille alle coste del Brasile, dalle coste dell'Africa
a quelle della penisola Indiana). Sulle pareti del cortile, dell'atrio e
lungo la scala, sono invece murati numerosi fregi, architravi, peducci e
stemmi in pietra provenienti dalle maggiori dimore patrizie fanesi.
La biblioteca è oggi dotata di oltre duecentomila opere a stampa di
cui fa parte un cospicuo fondo antico costituito da incunaboli, alcune
migliaia di cinquecentine (fra cui diverse edizioni sonciniane), atlanti
e volumi rari dei secoli XVII e XVIII, anche in edizioni straniere.
Notevole pure il fondo manoscritti, comprendente alcuni codici del XV
secolo (uno dei quali miniato) e svariate opere dei secoli successivi,
oltre a lettere e autografi di personaggi illustri (da Leopardi al
Pellico, da Verga a Capuana, da Garibaldi a D'Annunzio ad Eleonora
Duse), nonché centinaia di copioni teatrali e composizioni musicali.
Da segnalare infine la ricca raccolta di disegni e stampe, la
fototeca, l'emeroteca e l'archivio teatrale fanese.
Fonte:
www.turismofano.com |