
Moonlight Festival terza edizione.
Velvet Club, Rimini - 26, 27, 28 Agosto 2011
(con il patrocinio del Comune di Rimini e della Provincia di Rimini)
Un pianeta da scoprire.
Il Moonlight Festival è felice di annunciare la sua terza edizione. Quest’anno
Il locale ospitante è il Velvet Club di Rimini, storico venue della musica dal
vivo in Italia che farà da cornice speciale alle tre serate della kermesse
festivaliera, after show inclusi. Ad esso si affiancano invitanti location sul
lungomare per il pranzo e una zona relax pomeridiana con ristoro e Dj set,
nonché spazi d’incontro per happening ad ingresso libero con presentazione di
libri e conferenze a cura del critico musicale Luca Frazzi, Matteo S. Chamey e
della scrittrice Erika Polignino. Chi ha frequentato le precedenti edizioni del
Moonlight Festival a Fano non si stupirà nel notare l‘abbondanza di eventi,
iniziative e contenuti che caratterizzano il calendario riminese dell’edizione
2011, un appuntamento unico nel suo genere perché raccoglie in un sol colpo
realtà musicali il cui raggio d’azione spazia tra le infinite variabili della
new wave, del post-punk e della scena elettronica contemporanea, un carosello di
nomi leggendari e gruppi emergenti legati al comun denominatore della ricerca
antiaccademica nella grammatica musicale. Oltre a questo il festival ha la
prerogativa di coniugare la magia della musica d’autore con la bellezza della
città e del territorio circostante, gli umori dell’una incontrano i profumi
dell’altra in un’alchimia di incastri culturali straordinaria. Rimini, città
etrusca e romana (e non solo località balneare), è un gioiello della costa
adriatica che vanta siti e vestigi d’interesse artistico-culturale quali l’Arco
d’Augusto, il Ponte di Tiberio, il Palazzo Dell’Arengo, il Tempio Malatestiano,
Castel Sismondo… Uno scrigno di architetture preziose che conserva il fascino di
antichi splendori, costellato dai resti delle domus romane, da monumenti
gloriosi e piazze eleganti, memorie italiche e - per dirla con Fellini, regista
del celebre film-capolavoro ambientato nella città romagnola - atmosfere
amarcordiane inebriate dal profumo della brezza marina, oltre che dai sapori
della tradizione enogastronomica locale. Non avremmo potuto chiedere
ambientazione più ricca per il bene della nostra musica preferita, un evento
dentro l’evento destinato a suscitare piaceri e brividi emozionali non comuni,
sensazioni da condividere nell’abbraccio della festa e della vacanza di questa
tre giorni riminese sotto il sole (e la luna) di fine Agosto.
Il sipario del Festival si apre la sera di Venerdì 26 per il primo blocco di
esibizioni in programma. Tra queste quella degli And One, nucleo germanico in
pista da oltre 20 anni alla cui guida figura il talentuoso Steve Naghavi con
Chris Ruiz, considerato tra i figli legittimi di Front 242 e Nitzer Ebb. Modern
synth-pop adrenalinico e sfolgorante, documentato da una discografia generosa,
fra cui lo stratosferico album d’esordio “Anguish” (1991) col quale vinsero il
premio “Best New Artist” e l’ultimo nato “Tanzomat” che segna un nuovo traguardo
nella parabola creativa, non-solo-EBM, degli And One, oggi più che mai
agguerriti. Materiale ad alto tasso energetico, ricco di gamme sferzanti,
corridoi ritmici piramidali, armonie trance e vertigini fisico-cerebrali a suon
di stratagemmi propulsivi duri e puri come il cristallo. Per due decenni la
musica degli And One ha scatenato le piste dei dance-club alternativi
internazionali. Con questa invitante premessa, per la prima volta sono chiamati
a travolgere il pubblico italiano col la benedizione del Moonlight. Delirio
assicurato!
Attivi da diversi anni sul fronte di una dizione electro-rock scientemente
elaborata, il duo Babylonia ha consolidato una posizione di tutto riguardo
attraverso la realizzazione di un paio di album, l’ultimo dei quali, “Motel La
Solitude”, salutato da critica e pubblico con tutti gli onori del caso. Già
all’indomani del disco d’esordio, “Later Tonight” (2005), Max Giunta (voce,
programming) e Robbie Rox (synth) conobbero un periodo di grossa visibilità
suonando nei tour europei di calibri come Client, Melotron, IAMX e Andy Fletcher
dei Depeche Mode. Affidato alla regia tecnica di Marco Barusso (Lacuna Coil,
Cradle Of Filth), il nuovo full-lenght è costato circa tre anni di intenso
lavoro, tanto ci è voluto ai due musicisti milanesi per conferire l’adeguato
respiro alle 14 tracce di “Motel La Solitude”, un florilegio di gemme euro-pop
percorse da potenti melodie e scosse hypno-beat d’epica memoria, fra Depeche
Mode, Muse… e Babylonia. Dal vivo regaleranno questo ed altro.
Tornati vittoriosi dal Contest Gothic Room Italia, i Delenda Noia sono una fra
le più giovani promesse della scena dark nostrana. Formazione snella composta da
Klord e Violara, il duo emiliano si è subito fatto notare per lo stile intenso,
estremamente lirico, della scrittura, requisito che gli valse l’aggiudicazione
di lavori su commissione come la colonna sonora per il video “Incanto Vegetale”,
presentato all’Atelier del Gusto” di Reggio Emilia, e la stesura del brano
“Rumba” per una campagna pubblicitaria spagnola. Nel 2011 hanno licenziato
l’album “NoiaEstEtica”, il cui titolo è tutto dire: l’apologia della decadenza
sullo sfondo di armonie crepuscolari e trasognanti.
Il Moonlight Festival quest’anno si fa foriero di un insperato ritorno di
fiamma: Clock DVA. Indimenticata cult-band e massima espressione della
scuola elettronica (e non) di Sheffield, Clock DVA spezza il silenzio dopo uno
iato di oltre tre lustri, come una bomba ad orologeria destinata nuovamente a
mietere molti cuori e a svelare nuovi ‘sogni sepolti’. Adi Newton, testa
pensante e voce storica del gruppo inglese, diede vita al progetto dopo essere
fuoriuscito dai ranghi dei Future (unità elettronica pre-Human League),
decretando l’avvento di una nuova scuola di pensiero che si espresse nel rock
d’avanguardia prima (già a partire dall’audiocassetta “Deep Floor” del ’79) e
nella composizione elettronica dopo, disciplina quest’ultima che conobbe
ulteriori declinazioni e ingegnosi campi d’indagine sotto l’egida TAGC (The Anti
Group Communication). Uomo di cultura, polistrumentista ed artista eclettico di
raro talento, Adi Newton è un esteta dei linguaggi non convenzionali qualunque
sia la forma musicale da egli intrapresa nel corso della sua carriera e dei due
grandi cicli creativi che l’hanno idealmente attraversata. Con i Clock DVA,
inizialmente costituiti da Steven “Judd” Turner (basso), Charlie Collins
(sassofono, flauto), Roger Quail (batteria) e il chitarrista David J. Hammond
(poi sostituito da Paul Widger), licenziò via Industrial Records (mitica
etichetta dei Throbbing Gristle) il tape-album “White Souls In Black Suits”
(1980), un portentoso ibrido di improvvisazioni free-form e derive industriali
che, per quanto acerbo e spigoloso, conteneva già tutti principi attivi che
condussero al capolavoro dell’81 “Thirst”, il memorabile album su Fetish Records
che si fregiava di quel prezioso gioiello d’incanto post-moderno intitolato “4
Hours”, mentre tutto il resto era un miracolo di forze inesplicabili, di moti
ondosi increspati di umori jazz e giri armonici di provenienza sconosciuta. Le
dimissioni dal gruppo di tutti i componenti (a parte il leader), che si
coalizzarono per formare i Box, costrinse Adi Newton a ripensare al futuro dei
Clock DVA, cosa che fece reclutando una formazione nuova di zecca per registrare
il terzo capitolo lungo “Advantage” (1983), uno splendore di gamme avant-funk ed
intuizioni profumate di magick che mai avrebbe fatto presagire all’eventualità
di uno scioglimento in tronco verificatosi di li a poco. Ci volle un lungo
periodo di riflessione prima che l’orologio dei Clock DVA annunciasse l’inizio
di una nuova primavera artistica con la pubblicazione dei 12 EP (o maxi CD)
gemelli “The Act” e “The Hacker” nel 1988, quindi dell’opus magnum “Buried
Dreams” nel 1989, balletti cybernetici per mitologie prossime venture che
rappresentarono una virata radicale nei territori dell’art-pop elettronico più
evoluto e sensuale, un giro d’orizzonte semplicemente geniale che produsse messi
generose e sortite discografiche di altissimo livello, fino alla sospensione
delle trasmissioni avvenuta nel 1994 dopo l’uscita del retrospettivo
“Collective”. Oggi siamo in odore di terza fase creativa per i Clock DVA e,
presumibilmente, di nuove perle sonore già pronte in canna. Salutare i Clock DVA
in occasione di questa performance esclusiva sul palco
del Velvet Club non solo è sacrosanto, ma è una sorta di imperativo morale
ineludibile. Non mancheranno le belle soprese.
La sera del 27 Agosto, i guru di Sheffield divideranno le luci della ribalta con
un altro pezzo da novanta della new wave primigenia, o meglio della Neue Welle
tedesca: i DAF (Deutsch Amerikanische Freundschaft) di Robert Görl e Gabriel
“Gabi” Delgado-López. Formatisi nel 1977 a Düsseldorf come ensemble strumentale
bello assortito, i DAF si affermarono quale estrema ratio del kraut-rock più
visionario e fuori contesto insieme a tribù coeve di scuderia AtaTak quali
Pyrolator e Der Plan, il cui leader, Kurt Dahlke fece parte della prima
incarnazione documentata nel debut-album “Ein Produkt Der DAF”, vera apocalisse
di tempeste paramusicali senza soluzione di continuità. Il primo balzo in avanti
avvenne con “Die Kleinen Und Die Bösen” , diamante grezzo di euritmie cold wave
neofuturiste dove spiccavano i 3 minuti e 25 dell’anti-hit schizoide “Co Co
Pino”. Il terzo album “Alles Ist Gut” (1981) portò a compimento il processo di
metamorfosi con l’introduzione di sonorità macho-dance muscolari, ordite dal
vigoroso fendente percussivo di Görl e dalla vocalità sensualmente austera di
Delgado-López, gli unici due superstiti della truppa germanica assurti a
demiurghi di un genere/stile mai udito prima che fece la loro fortuna:
L’Electronic Body Music. “Der Mussolini” fu uno dei singoli vincenti della
situazione che spopolò in lungo e in largo, facendo ballare intere generazioni.
Su questa stessa falsariga, “Gold Und Liebe” e “Für Immer” confermarono i DAF
nel novero delle massime eccellenze targate ’80, mentre il sottaciuto “1st Step
To Heaven” dell’86 , germoglio sbocciato su piattaforme electro-funk altrettanto
dionisiache, tentò di colonizzare territori musicali innovativi, ma che
prelusero agli anni bui della prolungata interruzione. Bisognò attendere
qualcosa come 17 anni perché i nostri eroi maturassero la decisione di
riaccendere i motori della macchina DAF e consegnassero alla storia l’eccellente
maxi CD “Der Sheriff (Anti-Amerikanisches Lied)”, prontamente seguito dal
pamphlet dinamitardo “Fünfzehn Neue DAF Lieder”: 15 anthem in mimetica d’assalto
nella migliore tradizione del DAF pensiero.
Agli svizzeri The Beauty Of Gemina toccherà il compito di scaldare il palco di
questi due mostri sacri. Capitanato dal carismatico Michael Sele, il gruppo è
artefice di un corposo impasto di tinte gothic-rock e movenze ‘glam’
neo-decadentiste memori di Placebo, White Lies e naturalmente Sisters Of Mercy.
Hanno tre album all’attivo, fra cui “At The End Of The Sea” del 2010, che li pone di
diritto fra i continuatori più ispirati di una letteratura musicale che ha
ancora molte cose da dire, non a caso scelti come support-act ai concerti di
nomi illustri, fra cui Smashing Pumpkins, Rammstein e Porcupine Tree.
L’agenda di Domenica 28 si fregia di un'altra rimpatriata d’eccezione: UK Decay.
Forgiatisi nel fuoco della rivolta punk di fine seventies militando per breve
tempo nelle file di The Resistors, i cuori ribelli di Luton (UK) fecero appena
in tempo a pubblicare una manciata di singoli e l’album “For Madmen Only” prima
di rompere le righe nel 1982. Siamo nel regno del positive-punk virato in gotico
- tra Bauhaus e Theatre Of Hate - nelle alte pressure di un blend elettrico dai
toni violenti e crepuscolari ad un tempo, alimentato da chitarre taglienti ed
una sezione basso-batteria a prova di bomba, con gli accenti canori di Abbo (aka
Steven Abbot) che evocano incubi e tormenti esistenziali mai plachi. Una breve,
ma intensissima carriera nel solco di una fede artistica refrattaria alle luci e
ai lustrini della ribalta, per quanto provocatoria e combattiva, come guerrieri
della notte addestrati a seminare il panico contro la coscienza addormentata del
mondo circostante. L’album fu ristampato nel 2009 in un CD antologico realizzato
in proprio che contiene la scaletta originale e una selezione di singoli, fra
cui i 4 brani del 12 EP “Rising From The Dread” e l’accoppiata di “For My
Country”. L’esibizione del Moonlight è un evento destinato a lasciare il segno
quanto uno scatenamento di adrenalina pura, una leggenda che torna a rivivere
nel cuore dell’Italia e degli italiani.
L’anima dark dei francesi Rosa Crux, progetto avviato da Olivier Tarabo nel
lontano 1984, si dichiara già nel nome. Nel loro retroterra ci sono i Canti di
Maldoror e i poemi di Antonin Artaud, riferimenti che nelle loro mani sono
declinati come cerimonie arcaiche non prive di tinte teatrali ed immagini forti,
con le liriche cantate in latino che provengono preferibilmente da testi
antichi, e gli allestimenti di scena pensati ad hoc seguendo uno schema estetico
tutt’altro che convenzionale. I loro concerti sono veri e propri rituali intrisi
di mistero ed atmosfere ultratombali, un ricettacolo di uffici esoterici,
metafore e alchimie sonore a base di strumenti tradizionali e strani
marchingegni tecnologici di loro invenzione come il BAM (Batterie Acoustique
Midi), sorta di batteria analogica programmabile che consta di otto tamburi e
due piatti. Il BAM valse a Olivier Tarabo il conferimento del premio
“Innovazioni e Invenzioni per il Suono”. Per via della loro pronunciata
connotazione eretico/rituale i Rosa Crux sono stati, fra l’altro, paragonati ai
Virgin Prunes. Hanno all’attivo diversi album ed alcuni singoli, uno dei quali,
il mini CD “Danse De La Terre”, rilasciato nel 1992 sotto l’egida della mitica
cult-label Sordide Sentimental.
Un altro pezzo di storia - classe 1982 - che desterà emozioni dimenticate e
ritrovate. I Go Flamingo! di Ferrara hanno respirato la temperie del post-punk
d’annata targato Italia, influenzati come gran parte delle formazioni di allora,
dai suoni nuovi proventi da Regno Unito e USA. Hanno empatizzato i fermenti del
cambiamento generazionale che fu, proiettandoli in uno stile agile e fresco,
puntellato dagli accordi della elettrica e governato su tappeti ritmici fatti
viaggiare in scioltezza. La loro produzione discografica, assai minimale,
potremmo riassumerla come segue: dopo la pubblicazione di un demo tape accolto
favorevolmente, i Go Flamingo! ebbero l’opportunità di partecipare con tre brani
alla compilation “A White Chance”, questo non prima di aver vinto il Concorso
‘Indipendenti 84’. Due anni più tardi licenziarono per Fare Musica il loro primo
ed unico vinile, l’omonimo mini album del 1986. Se avessero continuato avremmo
sicuramente scommesso su di loro.
Aldo Chimenti

Moonlight Festival 2011- Riassunto del programma concerti e dj aftershow, Velvet Club, Rimini
VENERDI 26 AGOSTO
Delenda Noia (ITA)
Babylonia (ITA)
AND ONE (GER)
+ 3 sale dj aftershow
Ingresso 20 €
SABATO 27 AGOSTO
The Beauty of Gemina (CH)
Clock DVA + TAGC (UK)
DAF (GER)
+ 3 sale dj aftershow
Ingresso 20 €
DOMENICA 28 AGOSTO
Rosa Crux (FRA)
Go Flamingo! (ITA)
UK Decay (UK)
+ 3 sale dj aftershow
Ingresso 15 €
Abbonamenti alle 3 serate e biglietti singoli disponibili sui circuiti greenticket.it e liveticket.it
Abbonamenti dall'1 al 15 Luglio: 45 €
Abbonamenti dal 16 al 31 Luglio: 47 €
Abbonamenti dall'1 al 20 Agosto: 49 €
Abbonamento al botteghino solo il 26 Agosto: 55 €
Informazioni e programma completo su
www.moonlightfestival.com - info@moonlightfestival.com
www.velvet.it - info@velvet.it
Ufficio Stampa a cura di Aldo Chimenti, Diana Moretti, Piero Balleggi
press@moonlightfestival.com - diana@velvet.it
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COMUNICATO STAMPA BREVE
Moonlight Festival terza edizione. Velvet Club, Rimini - 26, 27, 28 Agosto 2011 (con il patrocinio del Comune di Rimini e della Provincia di Rimini)
Programmata nei giorni del 26, 27, 28 Agosto, l’edizione 2011 del Moonlight
Festival, tempio estivo ai devoti della new wave, del post-punk, del dark e
della musica elettronica alternativa, avrà luogo presso lo storico Velvet Club
di Rimini, proponendo, come sua consuetudine, un ricco calendario di eventi che,
oltre alle esibizioni serali, include free happening pomeridiani con dj set,
dibattiti e conferenze con presentazione di libri. Sul palco del Velvet si
confronteranno le diverse generazioni della new wave internazionale, icone
storiche e band emergenti chiamate ad emozionare con le loro rispettive
specialità. Il menù è succulento e intriso di molti sapori.
La prima sessione di concerti prevede i vorticosi ritmi EBM dei mirabolanti
And One (GER), preceduti dal modern synth-pop dei Babylonia e dal
folk-noir dei Delenda Noia, due fulgide promesse della scena italiana.
L’appuntamento di Sabato vivrà nelle vertigini hypno-beat degli stellari
Clock DVA (GB) che infileranno la loro prima data italiana dopo lunghi anni
di silenzio, danzerà ai ritmi muscolari dei tedeschi Deutsch Amerikanische
Freundschaft (DAF), padri e numi tutelari della Electronic Body Music, e
cavalcherà il dark-rock epico degli svizzeri The Beauty Of Gemina.
La serata conclusiva passerà in rassegna il positive-punk dei seminali UK
Decay (GB) per un altro imperdibile ritorno, il dark rituale dei transalpini
Rosa Crvx, famosi per la spettacolarità dei loro show, e il post-punk
elettrico dei nostrani Go Flamingo!: malie psych perdute e ritrovate.
Aldo Chimenti
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Con il patrocinio del Comune di Rimini e la Provincia di Rimini
