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Fano, Torrette, Marotta: questi luoghi racchiudono in circa venti
chilometri di costa i segreti e i profumi del mare e hanno sviluppato
nel tempo una ricca cultura culinaria fatta di prodotti ittici
trasformati, dalle mani sapienti di cuochi e semplici buongustai, in
veri capolavori dell'arte della buona tavola.
Il mare Adriatico è uno dei più ricchi di pesce, di storia e di cultura
e i marinai che ne hanno solcato le acque hanno saputo far tesoro delle
opportunità nascoste nei suoi fondali. Non è un caso che il pesce sia
l'elemento dominante nelle tradizioni gastronomiche della provincia e
che centinaia di ristoranti ne ripropongano le infinite possibilità di
degustazione. Brodetti alla marinara, frutti di mare succulenti (vongole
e mitili soprattutto, ma anche lumachine e 'garagoi'), seppie e
trufelli, merluzzi e sgombri, sogliole adriatiche e cannocchie, pesce in
padella, alla griglia, al cartoccio, in crosta e persino al sale: sono
tante le specialità marinare, tutte da accompagnare con il gentile ma
deciso vino Bianchello del Metauro.
Se il pesce è la vostra passione, Fano e la riviera Adriatica sapranno
come accontentarvi, se non vi siete ancora abbandonati ai piaceri del
mare, preparatevi ad un emozionante incontro con la massima esaltazione
del gusto.

I
vini delle colline di Fano e della provincia di Pesaro e Urbino sono
apprezzati e corteggiati da gourmet di tutto il mondo: le dolci colline
che dominano la piana del Metauro sono, infatti, un terreno fertile per
la coltivazione di uve pregiate e la gente del posto da secoli ne ricava
prodotti di grande qualità.
Le origini della coltura vinicola risalgono al decimo/ottavo secolo
avanti Cristo, furono gli Etruschi a dare l'impulso decisivo alla
coltivazione della vite, valorizzando con sapienza la potenzialità dei
terreni, la mitezza del clima e la varietà di microclimi favoriti dalla
ricchezza orografica.
Una passione cresciuta col tempo e capace oggi di dare numerosi e
apprezzati vini rientranti nella Denominazione di Origine Controllata.
La provincia di Pesaro e Urbino, in particolare, vanta le seguenti DOC:
"Bianchello del Metauro", "Colli Pesaresi Rosso" con sottodenominazione
DOC "Focara", "Colli Pesaresi Bianco" con sottodenominazione DOC
"Roncaglia" e "Novello dei Colli Pesaresi".
La produzione vinicola non solo della provincia, ma dell'intera regione,
negli ultimi anni si è fatta sempre più consapevole del valore e delle
possibilità delle proprie uve. Oggi le Marche sono in grado di offrire
vini competitivi a livello internazionale, capaci con la loro
straordinaria genuinità, di soddisfare i palati più esigenti e
raffinati.

Spostatevi pochi chilometri da Fano, sulla Via Flaminia, e troverete
Acqualagna, capitale del tartufo, insieme con S. Angelo in Vado e S.
Agata Feltria.
Profumo magico, quello del tartufo, perfino afrodisiaco, in ogni caso
pieno di virtù culinarie e ben lo sanno i migliori gourmet che sono
disposti a tutto per impossessarsi di quel divino profumo.
Nel nostro territorio sono presenti tutte e nove le specie di tartufo
commercializzabili, così che in ogni mese dell'anno si può trovare il
prezioso tubero sulla tavola.
Il buongustaio non mancherà, dunque, di segnare sul suo calendario che
il tartufo bianco pregiato, che predilige ambienti freschi ed umidi, si
raccoglie da ottobre a fine dicembre; il tartufo nero pregiato da
dicembre a metà marzo; il tartufo nero d'estate o scorzone da maggio ad
agosto; il tartufo nero uncinato, o scorzone invernale, da ottobre a
dicembre; il bianchetto o marzuolo presente nei terreni calcarei ed
argillosi, ma anche in quelli sabbiosi e salmastri, da gennaio ad
aprile. Ogni tipo di tartufo ha la sua tipica espressione culinaria: su
crostini, a scaglie su minestre in brodo o asciutte, sciolto su vitello,
manzo o suino, grattato e sciolto in creme, il suo inconfondibile sapore
ricopre un ruolo unico. Le ricette che vi suggeriamo ve ne forniranno
una prova.

Con
il passare degli anni, il tempo e la storia hanno confermato la
particolare predisposizione delle colline dell'immediato entroterra
fanese alla coltura degli olivi. L'elevato numero dei frantoi ancora
presenti nella zona, richiama tradizioni d'antico sapore.
Le prime testimonianze ufficiali della produzione di olio in queste
zone, risalgono all'epoca dello Stato Pontificio, quando le colline
dell'entroterra erano tra le più conosciute anche dal Clero. Allora il
possesso degli uliveti era indice della gerarchia di potere tra le
famiglie: l'olio era la misura del benessere e il prodotto di
riferimento per l'economia del borgo. E il frantoio era non solo il
luogo in cui le olive si trasformavano in olio, ma un vero e proprio
luogo di incontro per lo svolgersi della vita sociale: qui si
scambiavano opinioni, si parlava di potere, si concludevano affari.
A Cartoceto l'olivo è sempre stato l'elemento caratterizzante di tutto
il paesaggio e i frantoi ancora attivi, hanno fatto della produzione di
eccellente olio d'extra vergine d'oliva, motivo di vanto a livello
internazionale.
Le qualità di un buon olio d'oliva sono ben note: protegge
neutralizzando i radicali liberi, bilancia i valori da un punto di vista
nutrizionale, resiste più di altri oli alla temperatura di frittura,
aiuta la digestione, promuove l'assorbimento del calcio e molte altre
ancora. L'olio di Cartoceto ha dimostrato di possedere tutte le qualità
solitamente riconosciute all'olio extra vergine, il suo sapore
inconfondibile rende irresistibilmente appetitosa anche una semplice
fetta di pane tostato.

Un
soggiorno a Fano permette non solo di scoprire le preziose qualità della
cucina marinara, ma anche di avventurarsi in piacevoli escursioni
nell'immediato entroterra, per scoprire i migliori prodotti della
gastronomia rurale. Fra le molte specialità, un posto di rilievo lo
meritano certo i formaggi, e fra questi non c'è dubbio che la palma
spetti al celebre Formaggio di fossa, dal colore dorato, capace
di inebriare l'aria di profumi forti e duraturi, concepiti segretamente
in suggestivi sotterranei di tufo.
Lo si trova a Talamello, in Val Marecchia, ma anche a Cartoceto, a pochi
chilometri da Fano.
Le famose "fosse" tufacee sono foderate di paglia e chiuse da un
coperchio di legno sigillato con pasta di gesso. Accolgono nella loro
oscurità il formaggio che stagiona per mesi avvolto in sacchi di canapa.
Al suo "risveglio" -e l'apertura delle fosse è un rito cui vale davvero
la pena assistere- come per un meraviglioso incantesimo culinario, il
formaggio regala autentiche emozioni abbinato a diverse pietanze, dalle
minestre ai dessert.
Da citare anche la Casciotta di Urbino, prodotta dal 1500 (ne era
goloso perfino Michelangelo) e fatta con latte ovino e vaccino munto da
razze sarde e appenniniche. Dal 1996 ha ottenuto il marchio D.O.P.
dell'Unione Europea.
Il pecorino è formaggio di grande "adattabilità" e si conserva in cento
modi diversi.
Nelle campagne il turista troverà il prelibato Pecorino con le
vinacce (avanzi del mosto d'uva) che ha origini davvero curiose: è
nato per caso intorno alla metà del secolo scorso, "grazie" a un colpo
messo a segno dalla famigerata banda di briganti di Terenzio Grossi che
nascose un carico di pecorini rubati in mezzo alle vinacce.
Il Pecorino di botte è tipico di Fano: la sua maturazione avviene
in botti e tini, rigorosamente di rovere, che devono avere contenuto
vino e conservarne ancora il profumo. Ricoperte di particolari tipi di
foglie, il pecorino di botte ha un sapore inconfondibile, delicato e
gradevole.


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